Giuseppe Graziosi, un artista tra Modena, Bologna e Reggio Emilia A cura di: Carmen, Santi
Data di pubblicazione: 30-06-2016
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Descrizione: Giuseppe Graziosi (Savignano sul Panaro 1879 – Firenze 1942) fu pittore, incisore e scultore. Noto soprattutto per aver realizzato il monumento equestre a Benito Mussolini - collocato presso lo stadio Littoriale di Bologna e distrutto nel secondo dopoguerra – Graziosi è considerato uno dei pochi artisti modenesi del XX secolo che abbiano avuto un rilievo nazionale. Nel 1900 vinse una medaglia di bronzo per la scultura all’Esposizione Universale di Parigi e nel corso della sua carriera insegnò presso le Accademie di Belle Arti di Firenze e Napoli e all’Accademia di Brera a Milano. Nella sua opera scultorea riveste un ruolo fondamentale la produzione di statue bronzee destinate ad ornare i monumenti ai caduti del primo conflitto mondiale in alcune località tra Bologna, Modena e Reggio Emilia (Bazzano, Novellara, Pievepelago, San Cesario sul Panaro, Sassuolo e Savignano sul Panaro). Il fante di Sassuolo (1921) fu uno dei primi in Italia a presentare la figura ignuda di un soldato, intesa come trasfigurazione dell’eroe in senso classico e caratterizzato dalla Vittoria alata, e al suo comparire suscitò scandalo proprio per la sua integrale nudità. Ugualmente ignudo è il giovane che a Novellara (1925) è ritratto nell’atto di lanciare una pietra, ma è accompagnato, dall’altro lato del monumento, da una donna avvolta da panneggi e con un bambino in grembo. Una figura femminile accompagnata da un bambino si ritrova anche a Savignano sul Panaro: il gruppo scultoreo (si tratta in realtà di una copia in resina dell’originale, che si trova oggi presso il municipio del paese natale di Graziosi) è quanto rimane dell’originario monumento, ridisegnato in epoca successiva per accogliere anche la lapide in memoria dei caduti della seconda guerra mondiale. A San Cesario sul Panaro (1923) è effigiato invece un mezzo busto muliebre che stringe fra le braccia una spada, uno scudo e un serto di foglie intrecciate e fasciate. L’iconografia del fante ritorna infine nel monumento di Bazzano (1922) e Pievepelago (1925): in entrambi i casi, il soldato mostra le armi che portarono la Patria alla Vittoria.
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