Dalla medaglia alla scultura: la tradizione commemorativa nell'arte di Aurelio Mistruzzi A cura di: Natascia Del Moro
Data di pubblicazione: 01-07-2016
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Descrizione: Nell’immediato dopoguerra iniziò a svilupparsi spontaneamente il culto dei caduti, trasformandosi repentinamente in un movimento artistico che coinvolse scultori, professionisti ma anche dilettanti la cui attività divenne sinonimo di partecipazione a concorsi banditi da comuni o comitati dediti a celebrare il ricordo degli Eroi caduti nella Grande Guerra. Aurelio Mistruzzi (1880-1960), nato in un piccolo paese friulano, fin dai primi anni di attività fece emergere la sua vocazione alla celebrazione di eventi e di ideali dando voce, con le opere, allo spirito della comunità. Artista poliedrico, Mistruzzi inizialmente si formò approfondendo lo studio della statuaria celebrativa per poi approdare a Roma -grazie alla borsa di studio Marangoni del Comune di Udine- ove frequentò la scuola dell’arte della medaglia, punto di partenza della sua affermazione nazionale come medaglista, soprattutto per lo Stato Pontificio. La sua attività di medaglista celebrativo è ben rappresentata dalle medaglie di ambito civile, tra cui la medaglia in oro "Ignoto Militi" coniata nel 1921 e fissata, nella cerimonia del 28 ottobre presso la basilica di Aquileia, sulla bara del Milite Ignoto, a testimoniare il tributo delle città di Udine, Gorizia ed Aquileia. La medaglia rappresenta l’Eroe morente che reclina il capo sorretto dalla Vittoria alata, dalla quale riceve il bacio supremo; fu notata dai maggiori sostenitori della rinascita dell’arte della medaglia italiana, venne replicata in bronzo e di essa se ne conservano diversi esemplari in varie collezioni italiane, inoltre è stata inserita a decoro della lapide commemorativa murata sulla Chiesa di Santa Maria di Castello a Udine, datata 1924 e dedicata alle sette ignote salme di eroi che vi sostarono nel 1921. La stessa iconografia venne poi utilizzata dall’artista, trasponendola nelle tre dimensioni della scultura, nel monumento ai caduti di Cividale del Friuli, datato 1924 ma inaugurato solo nel 1929: il soldato caduto e la Gloria alata coniati nella medaglia diventano monumentali e protagonisti assoluti della composizione, che risulta intensamente drammatica nella posa del soldato morente, rappresentato come eroe classico (iconografia cara all'artista) che ancora tiene nella mano l’arma con cui ha difeso il suo onore. Proprio il piccolo attributo della spada risulta discostarsi da quanto rappresentato nella medaglia, poiché in essa la lama risulta chiaramente spezzata, simbolo delle distruzioni e dei lutti della guerra, così come riscontrato dalle fonti bibliografiche descriventi il monumento ai caduti dello stesso Mistruzzi a San Daniele del Friuli, contemporaneo alla medaglia. In esso la composizione è diversa ma viene riproposta l’iconografia del soldato morente che reca in mano lo strumento della guerra, di cui rimane solo parte della lama. I giornali dell’epoca descrivono il monumento nei minimi particolari, sottolineando come l’uomo "stringe ancora in pugno la spada romana che gli si è spezzata nella pugna".
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