La maternità come allegoria dell'Offerta o Madrepatria A cura di: Corrado,Balducci
Data di pubblicazione: 28-07-2016
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Descrizione: Una analisi estesa ed accurata condotta sui monumenti che l’Umbria dedica ai caduti della grande guerra ne esamina anche il messaggio iconografico che risulta articolato in due grandi filoni: quello centrale e corrente del tema celebrativo spesso glorificato dalla allegoria e quello più raro ma non secondario che mostra l’aspetto reale e socialmente impegnato come diretto risvolto generato dalla fase bellica. Questo ultimo nel commemorare in un dolore collettivo quanti si sacrificarono per la Patria, veicola tale messaggio attraverso la figura della maternità che assume la duplice valenza allegorica dell’Offerta dei figli alla nazione ma nell’ottica del dopoguerra diviene anche rappresentanza espressiva della moltitudine di vedove ed orfani. Tale ambivalente significato trova forti motivazioni supportate anche da esempi umbri realizzati sia nel rilievo che a tutto tondo segno di una cultura condivisa. Nei primi anni Venti la maternità compare nei rilievi bronzei che ornano i monumenti di Monte castello vibio (1920 c.) e di Città della pieve (1923) dove nel primo lo scultore propone la versione mitizzata di Ercole che, partendo per la guerra, getta l’ultimo sguardo alla madre vista come allegoria dell’Offerta. Nel caso di Città della pieve è invece un contesto reale e naturalistico che accoglie il fante contadino che torna al lavoro dei campi con la presenza della madre intesa come l’Offerta e motivando il concetto di madrepatria. Non è un caso che nel 1923 un concorso nazionale vuole rendere omaggio alla “Madre italiana” da collocarsi in Santa Croce di Firenze e si rende necessaria l’istituzione dell’Associazione delle vedove ed orfani italiani. Un significativo precedente denso di sinistro presagio, anche per la cronologia, era stata la scultura “la madre” di Carlo Bonomi del 1915, ancor più intensa per il suo sintetismo plastico. Altri quattro esempi umbri a tutto tondo esprimono tale allegoria a cominciare dal gruppo scultoreo di Pozzuolo (Castigione del lago) del 1922; qui la madre che aveva offerto il proprio figlio alla Patria minacciata dalla guerra, è difesa dal soldato che le si para davanti. La maternità concepita quindi come Madrepatria torna nella scultura del lato destro del monumento di Norcia (1924) con il suo sintetismo di forme proprio della cultura figurativa dell’epoca. Altro esempio di maternità come allegoria è quella inserita nel monumento di Spoleto (1926) dove si mostra impostata su di uno schema plastico largo ed armonico delle due figure. Viceversa la scultura bronzea del monumento ai caduti di Terni (1926), con le altre tre allegorie presenti, è quella che trova certezza documentaria in quanto lo stesso autore Giuseppe Guastalla nella sua relazione parla dell’allegoria dell’Offerta. La presenza della maternità nella sua valenza simbolica e nel suo impegno sociale che trova i suoi precedenti anche nella madre con il bambino nella protesta del “Quarto stato” del 1901 di Giuseppe Pellizza da Volpedo, la ritroviamo nel progetto non più realizzati del monumento ai caduti di Assisi. Due esempi non umbri ma simili di allegoria dell’Offerta sono nei monumenti ai caduti di Fano (PU) e di Palmi (RC).
  • Bibliografia
  • Andrea Cecchetti a Città della pieve, p.59, D. Mormorio E. Toccaceli
  • L'Umbria manuali per il territorio, Spoleto, 1978 Edindustria,Roma, AA.VV.
  • La Rocca di Città della pieve S.D.pp. 23,24
  • Norcia, guida storico artistica, Città di castello 2002 p. 66
  • Terni società e arte, vol. 2 Ed. tav Terni 2013 pp. 84-86, P Maggiolini
  • Link
  • pietre della memoria
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