L'iconografia del soldato: la figura del fante-contadino A cura di: Liana, Baruffi
Data di pubblicazione: 29-06-2016
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Descrizione: All'indomani della fine del primo confitto mondiale, sull'intero territorio nazionale si cominciarono a progettare monumenti che celebrassero la vittoria ma anche e, soprattutto, la memoria dei Caduti. Presa coscienza del grandissimo prezzo pagato in termini di sacrificio di vite umane si rendeva necessario erigere monumenti che unissero la celebrazione della vittoria al ricordo dei valorosi soldati, morti in guerra sacrificandosi per la Patria. Tra le varie raffigurazioni del combattente elaborate nella monumentalistica post-bellica ( soldato-eroe antico, soldato-morente, soldato a cavallo) è di particolare interesse la raffigurazione del soldato/fante-contadino, proprio perchè rappresenta una continuità  tra presente e passato, una trasposizione dei valori e delle qualità  richiesti dal conflitto che in tempo di pace trovano nel lavoro agricolo la possibilità  di essere perpetuati nell'ottica di un futuro di prosperità . Circa la metà  degli uomini arruolati tra il 1915 ed il 1916 erano lavoratori agricoli, inquadrati in fanteria o nei reparti alpini, e per tale motivo rappresentarono la categoria sociale che pagò il più alto tributo di sangue. Un vigoroso uomo a torso nudo, con indosso a volte parte della divisa militare, altre in abiti da contadino, è rappresentato mentre si prodiga nel faticoso lavoro dei campi. Il fulcro della rappresentazione è la vigorosa figura maschile che esprime forza e virilità , qualità  necessarie tanto in guerra, per raggiungere la vittoria, quanto nei campi per arare, "domare", rendere fertile la terra e ottenere un fruttuoso raccolto che simboleggia pur sempre una vittoria, ma in tempo di pace. Il contadino che in passato abbandonò l'aratro per combattere in guerra, oggi deposte le armi torna al lavoro riprendendo l'aratro e impiegando la stessa virilità. La figura del fante-contadino è accompagnata spesso da foglie di quercia e di alloro (simboli della vittoria) e da spighe di grano (frutti della vittoria). L'interesse per il mondo rurale troverà un ampio sviluppo soprattutto con la politica fascista incentrata sulla tematica della "battaglia del grano", che promuoveva l'incremento in Italia dell'agricoltura, principale fonte del sostentamento e della ricchezza del Paese (a tal proposito sono interessanti due documenti: il primo è un diploma rilasciato alla Cassa di Risparmio di Città di Castello (Pg) nel 1927 per l'azione svolta nel secondo anno della Battaglia del Grano; il secondo è una foto d'epoca che ritrae l'arco di trionfo realizzato sempre nel 1927 per celebrare la battaglia del grano ad Umbertide (Pg)). La continuità tra passato e presente è garantita dalla figura del fante-soldato che in guerra come in pace si avvale della forza e della disciplina per raggiungere la vittoria finale. Lo sguardo proteso in avanti, guarda lontano, verso il futuro, con la fiducia e la speranza in un avvenire di pace e prosperità.
  • Bibliografia
  • A. Bazzoffia, L. Brunelli, L'Adorea di Vincenzo L. Jerace: : storia e restauro del monumento ai Caduti di Bevagna, Bevagna, Comune di Bevagna, 2009
  • S. Lanaro, Da contadini a italiani, in Piero Bevilacqua (a cura di), Storia dell'agricoltura italiana in età contemporanea, III, Mercati e istituzioni, Marsilio, Venezia, 1991
  • Link
  • Monumenti Grande Guerra
  • Pietre della Memoria
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