MANU. La tomba etrusca dei Cai Cutu A cura di: Marta, Nardin
Data di pubblicazione: 25-11-2016
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Descrizione: Nel dicembre 1983 a Perugia, in località Monteluce, una tomba etrusca ipogea di età ellenistica, inviolata, venne in luce a seguito del fortuito cedimento di parte della volta, dovuto ai lavori agricoli effettuati nel terreno soprastante. La Soprintendenza, intervenuta poche ore dopo il ritrovamento, avviò subito le operazioni di scavo e di recupero dei materiali, che sono oggi conservati nel Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria in uno spazio appositamente dedicato, nel quale è stato ricostruito l’ipogeo con il suo vasto corredo, così come si presentava al momento della scoperta. La sepoltura, utilizzata tra il III e il I sec. a.C., presentava pianta cruciforme, composta da una cella più ampia che fungeva da vestibolo e da altri tre ambienti che si aprivano su tre lati dell’atrio. Alla tomba, sigillata con un lastrone di travertino, si accedeva mediante un dromos a cielo aperto. Una grande quantità di ceramica, probabile residuo delle libagioni effettuate in onore dei defunti, è stata rinvenuta nell’atrio, a sinistra della porta di accesso. La tomba conteneva 50 urne in travertino e un sarcofago in arenaria anepigrafe che, deposto lungo la parete di fondo della cella centrale, costituiva la deposizione più antica dell’ipogeo e conservava i resti inumati del fondatore della tomba e capostipite della famiglia. Tra i materiali di corredo si conservavano anche un kottabos in bronzo e i resti di una panoplia, rinvenuti sul pavimento della camera di sinistra. Fra le urne, le più notevoli sono le due rivestite in stucco, entrambe policrome, deposte per prime nella tomba e appartenenti con ogni probabilità a due dei figli dell’individuo inumato nel sarcofago; la prima, riproducente una cassa lignea con borchie e teste di leone applicate e fronte decorata, presenta il coperchio configurato con defunto recumbente a torso nudo; la seconda raffigura invece un prospetto architettonico, di cui è andata perduta la decorazione centrale in stucco, a rilievo. Le altre urne conservate nella tomba appartengono alla produzione ellenistica perugina più corrente e presentano sulla fronte motivi decorativi più o meno complessi: una scena di banchetto, una di combattimento, una centauromachia, semplici motivi con pelte e rosette. Delle 50 urne rinvenute, 48 conservano un’iscrizione con il nome del defunto e attestano che la sepoltura venne utilizzata da più generazioni di un’unica famiglia, quella dei cai cutu, il cui gentilizio, composto da due elementi, rimanderebbe alla probabile origine servile della famiglia; le formule onomastiche, inoltre, testimoniano la presenza di soli individui di sesso maschile. Nel corso del tempo la formula onomastica della famiglia venne modificata, mantenendo solo il nome cutu. Nelle urne più recenti, deposte tutte nel vestibolo, l’iscrizione è invece latina, con la trasformazione del gentilizio cutu in Cutius; in una di queste, viene inoltre ricordata la tribù Tromentina alla quale furono iscritti gli abitanti di Perugia dopo la concessione della cittadinanza romana, nel 90 a.C. La tomba offre quindi una testimonianza diretta dei cambiamenti sociali, culturali e linguistici intercorsi a Perugia a seguito della romanizzazione.
  • Bibliografia
  • Cipollone Mafalda, La tomba etrusca dei cutu, in Invito al Museo. Percorsi, immagini, materiali del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, a cura di Saioni Marco, Fabrizio Fabbri Editori, 2009, pp. 20-23.
  • Feruglio Anna Eugenia, La tomba dei cai cutu e le urne cinerarie perugine, in Perugia Etrusca IX, a cura di Giuseppe M. Della Fina, Roma, Edizioni Quasar, 2002, pp. 475-485
  • Feruglio Anna Eugenia, Le iscrizioni delle urne della tomba dei cai cutu di Perugia, in Studi Etruschi LXXVI, Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, Firenze, Giorgio Bretschneider Editore, 2014, pp. 199-233.
  • Link
  • L’ipogeo perugino dei Cai Cutu
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