MANU. La policromia nelle urne etrusche A cura di: Marta Nardin
Data di pubblicazione: 25-11-2016
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Descrizione: Delle urne cinerarie conservate nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, numerose sono quelle che conservano tracce dell’originaria policromia. Scolpite in pietra o modellate in terracotta, le urne etrusche erano di sovente rifinite con un vivace cromatismo che enfatizzava le scene raffigurate su questi manufatti, destinati a conservare le ceneri del defunto. Questo tema è stato oggetto, negli ultimi anni, di numerosi studi e ricerche, progrediti di pari passo con lo sviluppo di nuove tecnologie che hanno consentito una più precisa e approfondita analisi dei materiali e delle tecniche impiegate in antico. Le tracce di colore sui manufatti antichi sono infatti una testimonianza rara e, quando non del tutto svanite, sono in genere assai labili, a causa della natura stessa dei colori utilizzati, di origine minerale o naturale. È spesso difficile, pertanto, immaginare come questi oggetti si dovessero presentare, di frequente stuccati con una soluzione di calce e quasi sempre dipinti in maniera vivace, utilizzando una grande varietà di colori. Delle urne di età ellenistica conservate presso il Museo, la gran parte proviene da tombe a camera ipogee; la conservazione, più o meno estesa a seconda dei casi, delle campiture pittoriche è dovuta proprio ai contesti specifici in cui queste sono state custodite per oltre due millenni: la prolungata giacitura sotterranea, con il percolamento dell’acqua, ha permesso la formazione, sulla superficie delle urne, di consistenti concrezioni di calcare, depositi terrosi e sporco vario, che hanno coperto e sigillato il colore, preservandolo dal degrado. Purtroppo non di tutte le urne esposte che conservano ancora tracce di policromia si conosce il contesto di rinvenimento; alcune di queste, infatti, sono confluite nelle raccolte museali da collezioni private e mancano i dati relativi alla loro provenienza che si inquadra, in maniera generica, nell’ambito del territorio perugino. Delle altre urne si conoscono invece non solo il luogo di provenienza, ma anche i contesti tombali di ritrovamento, per i quali si rimanda alle singole schede. Molte di queste provengono dalla loc. Ponticello di Campo, alcune altre, che spiccano per l’eccezionale grado di conservazione della policromia e per le dorature applicate, da Casaglia. Da Perugia, loc. Cimitero proviene un’urna che riproduce, sulla cassa, un personaggio calvo davanti a una porta urbica: la parte interna della porta è colorata in giallo ocra, i capelli di rosso; l’effetto finale doveva essere ulteriormente arricchito dalla doratura (non più conservata) delle borchie della porta, dei calzari e dei due piccoli busti rappresentati agli angoli superiori della cassa. Un’urna da S. Sisto, voc. Gualtarella, riproduce sulla fronte la punizione di Àmico ed è caratterizzata per l’intensa policromia rossa che vivacizza i personaggi e la fronte del coperchio. Da Castiglione del Lago provengono infine tre urne di cui due fittili, di tipo chiusino, che raffigurano sul coperchio una figura femminile recumbente su kline; l’applicazione di pigmenti colorati sul volto e sul corpo animano le due figure, caricandole di un forte significato emotivo. Tracce di decorazioni policrome sono presenti, per concludere, anche su alcune urne dell’ipogeo dei cutu e dell’ipogeo dei cacni.
  • Bibliografia
  • Aa. Vv., Le urne dell'ipogeo dei Cacni, in Louis Godart (a cura di), La memoria ritrovata. Tesori recuperati dall'Arma dei Carabinieri, Catalogo della mostra (Roma, Palazzo del Quirinale, 23 gennaio - 16 marzo 2014), Milano, Academia Universa Press, 2014, pp. 170-223.
  • Calandra Elena, Cenciaioli Luana, Cappelletti Maria, Scaleggi Adamo, Comodi Paola, Policromia in Umbria: Testimonianze nelle necropoli perugine di Casaglia e di Strozzacapponi a Perugia, in Liverani Paolo, Santamaria Ulderico (a cura di), Diversamente bianco. La policromia della scultura romana, Roma, Edizioni Quasar, 2014, pp. 71-108.
  • Cenciaioli Luana (a cura di), Corciano Antiquarium. I colori dell’addio. Le urne e i letti etruschi di Strozzacapponi, Perugia, Fabrizio Fabbri Editore, 2015, pp. 5-35.
  • Feruglio Anna Eugenia, Le iscrizioni delle urne della tomba dei cai cutu di Perugia, in Studi Etruschi LXXVI, Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, Firenze, Giorgio Bretschneider Editore, 2014, pp. 199-233.
  • Laura Bonomi, Castiglione del Lago. Gioiella, in Marisa Scarpignato (a cura di), I trucchi e le essenze. Cosmesi e bellezza nell’Umbria antica, Perugia, Quattroemme Editore, 2002, pp. 60-61.
  • Mafalda Cipollone, Perugia. Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria. Chiostro Maggiore. Lapidario, Perugia, Volumnia Editrice, 2004
  • Link
  • Il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria
  • Le urne perugine del MANU
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