Trono Ludovisi (trono)
Il monumento ha subito notevoli trasformazioni rispetto alla sua forma originaria: la brutale frattura nella parte superiore della fronte e il taglio a spiovente sui lati brevi, l'eliminazione delle decorazioni angolari, in basso. A causa di queste rilavorazioni, manca anche la parte inferiore del cuscino ripiegato su cui siede la flautista, sul lato destro. Le mani di entrambe le figure sui lati brevi sono gravemente danneggiate, probabilmente a causa del trasporto del monumento in età antica. Sulla fronte al centro c’è una figura femminile frontale, visibile dalla vita in sù mentre la parte inferiore è nascosta da un velo, tenuto da due figure femminili, in piedi sui lati. Essa si sostiene con le braccia alle spalle delle sue aiutanti, mentre il viso è rivolto di profilo, in alto verso la sua destra. I capelli tenuti da una sottile fascia sono lunghi e scendono dietro le spalle, due fini ciocche scendono davanti sul seno destro. L'orecchio è quasi completamente nascosto dai capelli. Veste un leggero chitone ionico, che mette in evidenza le forme del corpo; i seni sono molto distanziati fra di loro. La figura laterale di destra indossa un peplo e quella di sinistra un chitone. Entrambi sono acefale, ma della figura di destra si conserva una vaga traccia del monto della bocca e del naso lungo la frattura. Le aiutanti rispettivamente con il braccio destro e sinistro, sostengono il velo che nasconde in patte la figura centrale. Sullo sfondo le braccia si incrociano dietro le spalle della padrona e la sostengono sotto le ascelle; la loro lunghezza innaturale è stata giustamente osservata da M. Robertson (A History of Greek Art, Cambridge 1975, p. 204). Le due figure si piegano verso di lei e presentano le gambe interne più arretrate rispetto a quelle in primo piano. Anche qui si nota un’imperfezione: il piede sinistro della figura col peplo si sovrappone con l'alluce al lembo della veste che scende in primo piano. Il terreno su cui poggiano le figure è sassoso. Sul lato breve di sinistra è una giovane flautista nuda, seduta su un cuscino ripiegato con le gambe accavallate, di profilo verso sinistra. I capelli sono completamente raccolti e nascosti da un "sakkos”. Le dita delle mani sono molto danneggiate. Sul lato breve di destra una figura femminile vestita di chitone e himation che le copre anche la testa è seduta su un cuscino ripiegato, di profilo verso destra. Tiene con la mano sinistra una scatola rotonda da cui probabilmente prendeva grani d'incenso da gettare nel “thimiaterion" che le sta di fronte. La mano destra manca completamente. I piede sono calzati da sandali. Subito dopo il ritrovamento si ritenne che questo pezzo fosse un trono, da qui la denominazione che gli è rimasta (E. Petersen, R.M. 7,1892, pp. 32 e ss.) Successivamente è stato interpretato come coronamento di un altare (H. von Gerkan, Oe.J., 25, 1929, pp. 14 e ss.; M. Robertson op. cit. in bibl.), oppure di un'edicola (Rodenwaldt, A. A., 1946-47, pp. 40 e ss), sicuramente non è una struttura portante dato l'esiguo spessore delle pareti (Helbig III4, 2340, H. von Steuben). Anche E. Simon pensa ad un elemento di coronamento, in particolare ad un acroterio (Die Geburt von Aphrodite, Berlino 1959). S. Ferri interpretando il pezzo come un rilievo sepolcrale, immagina che fosse collocato a coronamento di un edificio funerario, la cui entrata doveva corrispondere al listello al di sotto del velo (Una possibile soluzione per il trono Ludovisi, Opuscula, 1962, pp. 405-408). L'interpretazione della scena è molto discussa. Esistono pochi dubbi sul fatto che le due figure sui lati corti presentino un voluto contrasto. La flautista, come sappiamo dalla letteratura e dalla pittura vascolare era un'etera e si pone in netta contrapposizione con la pudica figura dell'altro lato, interpretata come una sposa, simbolo dell'amore sacro. Questa interpretazione si unisce molto bene con l'ipotesi che la rappresentazione sulla fronte sia una nascita di Afrodite sorgente dalle acque (1). Un certo credito ha anche l'interpretazione della scena come un ritorno di Persephone, se il rilievo, come da molti è ritenuto proviene dalla Magna Grecia, dove il culto della dea era molto diffuso. In questo caso le figure sui lati brevi potrebbero illustrare una scena di culto (R. Bianchi Bandinelli; E. Paribeni, L'arte dell'antichità classica, Torino 1976, n. 439). Le figure laterali si spiegano meno bene nel caso che la scena centrale sia intesa come bagno rituale (2). Mentre più plausibili sono gli argomenti sostenuti per la rappresentazione di una scena di parto, ed in questo caso le figure dei lati brevi si spiegherebbero come per l'interpretazione della nascita di Afrodite (3). Il ritrovamento in prossimità del luogo: "extra Portam Collinam”, in cui secondo la tradizione sorgeva il santuario di Venere Ericina, confermerebbe l'ipotesi della nascita di Afrodite (J. Colin R. A., XXV, 1946, p. 23, 138 e ss.; E. Simon, op. cit. in bibl.). Dal confronto con alcuni pinakes votivi di Locri, che presentano affinità stilistiche col nostro pezzo, si ritiene che esso sia un prodotto della Magna Grecia, creato nel secondo quarto del V secolo (4). Si poteva probabilmente trovare a Locri in un santuario dedicato ad Afrodite (E. Simon op.cit.), forse era collocato originariamente nel più famoso santuario di Afrodite sul monte Erice in Sicilia (Colin op. cit.; Helbig III4, 2340, H. von Steuben). Il trono Ludovisi è stato spesso accostato ad un altro simile monumento il trono di Boston, che sembra provenisse anch'esso dalla zona degli "Horti Sallustiani" (5). Si è affacciata l'ipotesi che quest'ultimo rappresentasse un completamento, un "pendant "del trono Ludovisi, cioè che avesse anch'esso funzione acroteriale ( M. BComstock, C.C. Vermeule, Sculpture in Stone Museum of Mine Arts Boston, 1976; pp. 20-25). Sono state proposte cosi svariate interpretazioni in relazione anche con le scene rappresentate sul trono Ludovisi. Il trono Boston si presenta comunque molto diverso per stile e per qualità. Non sembra possibile che sia stato creato nello stesso periodo nè che provenga dalla stessa area culturale ed artistica. Nonostante ciò alcuni hanno pensato che si trattasse di un originale greco, contemporaneo al trono Ludovisi, altri invece ad una creazione di epoca romana nata come "pendant" per il trono Ludovisi ed infine c'è anche chi mette in dubbio seriamente l'autenticità del pezzo.(6) NOTE: (1) già E. Petersen R.M. 1892 e molti da allora tra cui E. Simon (in bibl.), che discute parallelamente il trono di Boston e porta molti elementi di confronto per il trono Ludovisi M. Robertson (in bibl.) (2) Casson J.H.S. 1920 pp. 137 e ss.; E. Langlotz, Das Ludovisische Relief Mainz, 1951, pp. 81 e ss., C. Kardara; A.M., 76, 1961, pp. 81 e ss.: il bagno rituale di una statua di Hera. (3) P. Wolters, Eph. Arch., 1892, pp. 227 e ss.; W. Kleindeschichte der Griechische Kunst, Leipzig 1904: Latona; altri fra cui Carpenter M. A. A. Rome, 16, 1951, pp. 41 e ss.: Eiletheia. (4) Ricordiamo in particolare le osservazioni di Colin che notò che il trono Ludovisi poteva essere misurato in piedi locresi (R.A. XXV, 1946, p. 23). La datazione al secondo quarto del V secolo è stata recentemente confermata anche da M. Robertson op. cit in bibl. (5) L'antiquario Jandolo dal quale il trono Boston fu venduto affermava che esso proveniva dal luogo in cui fu ritrovato il trono Ludovisi, (Cardener J.H.S. 32, 1913, pp. 73 e ss. (6) F. Baroni (Osservazioni sul trono di Boston, Roma, 1961) afferma che si tratta di un falso risalente alla fine dell'800. In generale per la bibliografia più recente sul trono di Boston si veda M. B. Comstock, C. C. Vermeule, Sculpture in Stone, Museum of Fine Arts Boston Boston 1976 pp. 24-25
- OGGETTO trono
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MATERIA E TECNICA
marmo bianco greco/ scalpellatura
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MISURE
Profondità: 72 cm
Altezza: 104 cm
Larghezza: 144 cm
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CLASSIFICAZIONE
ARREDI/ARREDI SACRI E VOTIVI
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Collezione Boncompagni Ludovisi
- LOCALIZZAZIONE Palazzo Altemps
- INDIRIZZO Piazza S. Apollinare, 46, Roma (RM)
- TIPOLOGIA SCHEDA Reperti archeologici
- SPECIFICHE DI REPERIMENTO Villa Ludovisi, nel quadrato compreso fra le odierne vie Piemonti, Abruzzi, Boncompagni, Sicilia
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Stato
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1200055699
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Museo Nazionale Romano
- ENTE SCHEDATORE Museo Nazionale Romano-Palazzo Altemps
- DATA DI COMPILAZIONE 1977
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0