Natura morta con melograni. Natura morta con melograni e fiori
dipinto
ca 1650 - ca 1699
Marchioni Elisabetta (notizie Seconda Metà Xvii / Inizio Xviii)
notizie seconda metà XVII / inizio XVIII
Dipinto su tela. Il retro non presenta particolari da segnalare
- OGGETTO dipinto
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MATERIA E TECNICA
tavola/ pittura a olio
- AMBITO CULTURALE Produzione Veneta
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ATTRIBUZIONI
Marchioni Elisabetta (notizie Seconda Metà Xvii / Inizio Xviii)
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Accademia dei Concordi
- LOCALIZZAZIONE Accademia dei Concordi
- INDIRIZZO Piazza Vittorio Emanuele 14, Rovigo (RO)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Elisabetta Marchioni, rodigina d’origine, fu attiva nel capoluogo polesano tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, ed è ricordata particolarmente per la produzione di nature morte di fiori e frutta. Poichè non si conosce il suo cognome da nubile (Marchioni è quello del marito), non è ancora stata riconosciuta e, dunque, non sono note le date di nascita e morte. Se si dà credito alla testimonianza del Bartoli (1793), suo primo biografo, pare che la sua fama in città fosse tale che “quasi tutte le case di Rovigo possedevano quattro, sei, otto [suoi quadri]”. Di questa produzione oggi non restano che pochi esemplari in città. La pittrice fu, comunque, molto apprezzata già in vita: nonostante abitasse in un luogo periferico dal punto di vista artistico, il suo stile rivela un aggiornamento sugli esiti della pittura contemporanea lombarda e veneta, in particolar modo per quanto riguarda Francesco Mantovano e Margherita Caffi, con cui spesso è stata confusa. Bartoli (1793), oltre che riferire preziose notizie sulla vita della Marchioni, menziona anche due dipinti a lei attribuiti che aveva avuto occasione di vedere al pianterreno di Palazzo Silvestri, riconoscibili nella “Natura morta con fiori e frutta” e nella presente “Natura morta con melograni” dell’Accademia dei Concordi. L’autografia del dipinto non è mai stata posta in dubbio e, anzi, in parallelo con la ricostruzione della figura della pittrice rodigina operata dalla critica, ha trovato ancor più consensi, in particolar modo per via della scioltezza del segno, della qualità della rappresentazione, del colore vivido. Convince anche il paragone con il paliotto d’altare donato dalla pittrice ai Cappuccini di Rovigo, menzionato dal Bartoli (1793), oggi all’Accademia dei Concordi, che si configura come l’unica opera certamente riferibile alla sua mano. Purtroppo, come per gli altri autografi, l’assenza di documentazione biografica rende difficile una collocazione cronologica più precisa, anche se, secondo Gianluca e Ulisse Bocchi (1998), le due tele dei Concordi possono essere collocate nella fase giovanile, assieme ad altri due quadri appartenenti al Seminario Vescovile di Rovigo, parimente provenienti dalla Collezione Silvestri
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà mista pubblica/privata
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500730539
- NUMERO D'INVENTARIO 389
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
- ENTE SCHEDATORE Accademia dei Concordi
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0