La Strage dei Niobidi (rilievo) di Foggini Giovanni Battista (XVII)

rilievo

Rilievo rettangolare in terracotta raffigurante il mito della strage dei figli di Niobe, dodici giovinetti, sei maschi e sei femmine. Sulla sinistra, davanti ad un tempietto circolare eseguito a bassorilievo, Niobe, con un gesto disperato, cerca di proteggere tre delle sue figlie dagli strali, che dall’alto lancia Artemide: al centro un cavallo rampante e figure maschili, eseguite in vari tipi di rilievo, dal quasi tutto tondo allo stiacciato sul fondo: sono i figli maschi, uccisi dall’arco d’argento di Apollo che, da una nuvola, saetta implacabile. La leggenda racconta che Niobe fosse stata la madre degli antenati delle stirpi greche, narra del gran numero dei suoi figli e della sua rivalità con la dea Leto che aveva partorito solo la coppia di Apollo e Artemide

  • OGGETTO rilievo
  • ATTRIBUZIONI Foggini Giovanni Battista (1652/ 1725): scultore
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo dell'Opificio delle Pietre Dure
  • LOCALIZZAZIONE Opificio delle Pietre Dure
  • INDIRIZZO Via degli Alfani, 78, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il rilievo in terracotta, compiuto dal Foggini nel 1674, allora allievo dell’Accademia Granducale istituita da Cosimo III a Roma, fu inviato a Firenze per figurare in una esposizione allestita nel Chiostro della SS.Annunziata. L’identificazione dell’opera e del suo pendant “La Caduta dei Giganti” di Carlo Marcellini (conservata anch’essa all’Opificio) si deve al Lankheit che ha pubblicato i carteggi relativi all’invio ed esposizione dei lavori dei due giovani allievi. Una lettera di Torquato Montauti, corrispondente del Granduca a Roma, datata 13 ottobre 1674, accompagna la spedizione delle due terrecotte “Con questo procaccia si mandano diretti al S.mo Padrone, due bassorilievi che uno del foggini rappresntante Niobe con i figlioli saettati, l’altro del Martellini nel quale è figurata la Caduta dei Giganti …” (A.S.F., G.M., filza 3941, Lankheit doc. n. 94). Apollonio Bassetti, segretario del Granduca, risponde così il 23 novembre 1674 “… Si veddero finalmente le opere de’ giovani scultori, nelle quali S.A. ebbe tanto gusto che benignamente si dispose a darne anche a loro, risolvendo che si rapra l’Accademia dell’Inverno come l’anno passato, e che abbiano il modello del medesimo modo…”. ( A.S.F., ibidem, Lankheit doc. n. 95). La terracotta del Marcellini fu particolarmente apprezzata dal Granduca, al cui confronto quella del Foggini fu giudicata “forse più osservata nelle sue parti, ma non fa quello scoppio per difetto di risoluzione, vi si vede però molto bene l’intelligenza e lo studio” ( A.S.F., ibidem, Lankheit doc. n. 95). In realtà il giovane Foggini, destinato a diventare lo scultore più apprezzato alla corte di Cosimo III, già in questa prova scolastica mostra di avere assimilato, in modo personale e fruttuoso, le sue esperienze romane riconducibili secondo studi recenti di Lucia Monaci, alle suggestioni dell’Algardi, per la tecnica diversificata del rilievo che dal tutto tondo del primo piano tende allo stiacciato nei piani successivi, e a Ciro Ferri, per la tecnica della modellazione frantumata, e infine al “Martirio di S. Emerenziano” di Ercole Ferrara, in particolare per certi spunti compositivi, quali il giovane che fugge verso il fondo e la madre con il bambino aggrappato alle sue vesti. La Monaci, in un disegno a penna del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (15516F), già collegato dalla Montagu ad una ormai perduta “Strage dei Niobidi” in bronzo, opera tarda del Foggini di cui si conserva solo il calco in cera, propone di riconoscere un prototipo per la terracotta giovanile, già modificata nelle varianti presenti a tergo del foglio, e giunto a formulazione definitiva in un secondo disegno conservato presso una collezione privata. Inserito nell’Inventario del 1789 al n. 239
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900196844
  • NUMERO D'INVENTARIO 1023
  • DATA DI COMPILAZIONE 1986
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2025
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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