Madonna

croce dipinta,

Croce in legno di pioppo con terminazioni trilobate definite da una cornice in leggero aggetto

  • OGGETTO croce dipinta
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a tempera
  • AMBITO CULTURALE Ambito Senese-umbro
  • ALTRE ATTRIBUZIONI Maestro Dei Dossali Di Subiaco
    Meo Di Guido Da Siena
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Galleria Nazionale dell'Umbria
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo dei Priori
  • INDIRIZZO piazza IV Novembre, Perugia (PG)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La storia critica dell'opera si presenta abbastanza complessa. Il dipinto pervenne in Galleria nel 1863, in seguito alle operazioni di demaniazione. Sebbene a quelle date si trovasse in una delle stanze dell'abbazia di santa Maria di Valdiponte detta di Montelabate, non è sicuro che questa fosse la sua collocazione originaria. Ricci (1929, pp. 80-81), che per primo si è occupato dell'opera in maniera approfondita, ha posto in relazione la croce a due facce con il grande polittico dipinto da Meo da Siena per la chiesa di Montelabate. Dal recente restauro non sono emersi elementi tecnici (perni, fori, ecc.) che possano avvalorare tale ipotesi; i dati stilistici, inoltre, negano la paternità della croce a Meo da Siena, supposta dal Ricci. Come è stato recentemente notato (Mencarelli, 1994, pp.121-122), manca in essa "l'attenzione alla pennellata fluida, avvolgente, alle velature e alla cura con cui vengono lavorati i fondi oro"; così come la monumentalità delle figure e l'eleganza formale tipica del pittore senese. L'autore si esprime, piuttosto, con una intensa vena espressiva, come si può vedere nei volti della Vergine e di san Giovanni. A tal proposito la studiosa propone una datazione dell'opera nella prima metà del XIV secolo e la avvicina al dossale del Maestro di Paciano, databile alla fine del secondo decennio del XIV secolo, collocandola nel medesimo ambiente culturale (cfr. Scarpellini, 1978, p. 44). L'attribuzione a maestro senese-umbro si deve all'ultimo contributo di Michela Becchis che ne colloca la cronologia alla fine del terzo decennio del secolo XIV (2022, pp. 112-117); la studiosa segnala nelle sue conclusioni, la componente senese "ma non adeguatamente compresa", derivante dalla conoscenza degli affreschi di Assisi di Pietro Lorenzetti, nonché di "quell’altra declinazione del linguaggio duccesco che aveva assunto, ad esempio, i modi ben più raffinati, elaborati e pensati di quanto visibile a Perugia di un Ugolino di Nerio"
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1000016066-2
  • NUMERO D'INVENTARIO 6
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Galleria Nazionale dell'Umbria
  • ENTE SCHEDATORE Galleria Nazionale dell'Umbria
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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