Ernest Borgnine con Peter Finch

positivo servizio, XX anni settanta
  • OGGETTO positivo servizio
  • SOGGETTO Attori - Borgnine, Ernest <1917-2012>
    Attori - Finch, Peter <1916-1977>
  • MATERIA E TECNICA pellicola
    processi a distruzione di coloranti
  • MISURE Misura del bene culturale 1500954214: 6 x 6 cm
  • CLASSIFICAZIONE FOTOREPORTAGE
  • ATTRIBUZIONI Jovane, Francesco (1930/04/18-2002/12/15): fotografo principale
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
  • LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
  • INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Borgnine, Ernest (propr. Borgnino, Ermes Effron) Attore cinematografico statunitense di origine italiana, nato a Hamden (Connecticut) il 24 gennaio 1917. Ha esordito nel cinema in parti di secondo piano, interpretando sempre, a causa del suo aspetto fisico piuttosto goffo e corpulento, contrario ai tradizionali canoni di fascino maschile, personaggi brutali, il più famoso dei quali rimane quello del sergente Trippa Judson nel film From here to eternity (1953; Da qui all'eternità) di Fred Zinnemann. È sostanzialmente riuscito a capovolgere questo stereotipo interpretando, con ricchezza di malinconiche sfumature espressive, Marty (1955; Marty, vita di un timido) del regista Delbert Mann, che l'anno successivo gli è valso il premio Oscar come migliore attore protagonista e nel quale ha dimostrato prerogative superiori a quelle di semplice caratterista. Figlio di immigrati italiani, trascorse i primi cinque anni della sua infanzia a Milano, per poi rientrare definitivamente negli Stati Uniti. Dopo aver frequentato la New Haven Public School, prestò servizio nella Marina militare dal 1935 al 1945 e, in seguito, alla ricerca di una realizzazione professionale, s'iscrisse alla Randall School of Dramatic Art di Hartford, recitando per alcuni anni presso il Barter Theater ad Abington, in Virginia, e infine nel 1949 a Broadway nello spettacolo Harvey di Mary Chase. Il suo debutto nel cinema risale al 1951 con i film The mob (Luci sull'asfalto) di Robert Parrish, in cui è il gangster Joe Castro, e Whistle at Eaton Falls di Robert Siodmak. Dopo il successo di From here to eternity, B. ha insistito nella caratterizzazione di uomini rozzi e violenti, contrapponendosi prima a Gary Cooper nel western Vera Cruz (1954) di Robert Aldrich, e poi a Spencer Tracy nel drammatico Violent saturday (1955; Giorno maledetto) di John Sturges. Nel 1956 ha recitato al fianco di Bette Davis nella commedia dai toni sommessi e a tratti amari The catered affair (1956; Pranzo di nozze) di Richard Brooks, in cui interpreta la parte di un padre che non può permettersi un ricevimento nuziale per la figlia che si sposa. Nella sua lunga carriera cinematografica, quello di Marty Pilletti è stato il suo unico ruolo venato di romanticismo, mentre poi ha alternato personaggi più convenzionalmente caratterizzati: il poliziotto italo-americano Petrosino in Pay or die (1960; Pagare o morire) di Richard Wilson; uno dei superstiti di un aereo che precipita nel deserto del Sahara nel film The flight of the phoenix (1965; Il volo della fenice), il rude generale Worden in The dirty dozen (1967; Quella sporca dozzina) e il capotreno in Emperor of the North Pole (1973; L'imperatore del Nord), tutti e tre di Aldrich. È stato al fianco di Rock Hudson in uno dei numerosi film di guerra interpretati, Ice Station Zebra (1968; Base Artica Zebra) di Sturges. Anche con il regista Sam Peckinpah B. ha riproposto le caratteristiche dei suoi personaggi più tipici, in primo luogo la brutalità spesso fine a sé stessa, come per il bandito Dutch in The wild bunch (1969; Il mucchio selvaggio) e per Dirty Lyle Wallace nel road movie Convoy (1978; Convoy ‒ Trincea d'asfalto). Nel 1981 è stato quindi il tassista Cabbie nel film di fantascienza Escape from New York (1997 ‒ Fuga da New York) di John Carpenter. In seguito ha lavorato per la televisione cercando di rinnovare il successo raggiunto negli anni Sessanta con la popolare serie McHale's navy, e per il cinema solo in ruoli di secondo piano come nel film fantascientifico Gattaca (1997) di Andrew Niccol e nella commedia Baseketball (1998) di David Zucker. Finch, Peter (propr. Ingle-Finch, Frederick George Peter) Attore cinematografico inglese, nato a Londra il 28 settembre 1916 e morto a Los Angeles il 14 gennaio 1977. Interprete fra i più sensibili, misurati e duttili del cinema europeo, F. ottenne la consacrazione a Hollywood grazie al ruolo dell'invasato e messianico commentatore televisivo Howard Beale in Network (1976; Quinto potere) di Sidney Lumet, per il quale ottenne un Oscar postumo come miglior attore protagonista, a conclusione di una carriera in cui aveva dato vita a una galleria di personaggi borghesi contraddittori, instabili, indecisi e disorientati.F. ebbe un'infanzia itinerante: fu prima in Francia, poi in India, e, all'età di dieci anni, si trasferì con il padre in Australia. Fece vari mestieri, collaborò a un giornale, quindi formò una compagnia teatrale e a partire dal 1936 cominciò a lavorare per il cinema e per produzioni radiofoniche. Nel 1949 tornò in Inghilterra su invito di Laurence Olivier, che lo mise sotto contratto dopo averlo visto recitare durante una tournée in Australia intrapresa da Olivier al fianco della moglie Vivien Leigh (destinata ad avere una tempestosa relazione con lo stesso F.). A Londra, l'attore si dedicò sia al teatro (nel 1951 fu Jago nell'Othello di Orson Welles al St. James's Theatre) sia al cinema. Dopo una serie di film insignificanti, il primo di un certo rilievo in cui apparve fu The Miniver story (1950; Addio, signora Miniver!) diretto da Henry C. Potter, mentre il suo primo ruolo importante fu quello del perfido sceriffo di Nottingham in The story of Robin Hood and his merrie men (1952; Robin Hood e i compagni della foresta) di Ken Annakin. Fu poi coprotagonista nel goffo melodramma coloniale Elephant walk (1954; La pista degli elefanti) di William Dieterle, nella parte del proprietario di una piantagione di tè a Ceylon, e in seguito offrì l'eccellente interpretazione di un altro personaggio negativo, il geniale rapinatore Flambeau, in Father Brown (1954; Uno strano detective, padre Brown) di Robert Hamer. Recitò poi al fianco di Errol Flynn nel movimentato film di cappa e spada The dark avenger (1955; Il vendicatore nero) di Henry Levin. Dopo aver impersonato il capitano tedesco Langsdorff nell'epopea bellico-navale di Michael Powell ed Emeric Pressburger The battle of the River Plate (1956; La battaglia di Rio della Plata), storia della caccia alla corazzata tedesca Graf Spee da parte della flotta inglese, F. fu richiesto dagli studios hollywoodiani e ricoprì finalmente un ruolo di primo piano interpretando la parte del medico che incoraggia una suora missionaria (Audrey Hepburn) a tornare laica in The nun's story (1959; La storia di una monaca), solido dramma di Fred Zinnemann. Fu poi un convincente Oscar Wilde nel modesto The trials of Oscar Wilde (1960; Il garofano verde) di Ken Hughes e risultò molto efficace nella parte del deputato laburista che mette a rischio la carriera politica per una modella nel corrosivo No love for Johnnie (1961; Eri tu l'amore) di Ralph Thomas. Sempre nel 1961 scrisse, produsse e diresse il cortometraggio The day. Marito infedele nel dramma di Jack Clayton The pumpkin eater (1964; Frenesia del piacere), sceneggiato da Harold Pinter, scrittore sposato di cui si innamora una ragazza in Girl with green eyes (1963; La ragazza dagli occhi verdi) di Desmond Davis, F. si concesse una licenza dal cinema introspettivo e di analisi della società borghese, cui aveva legato la sua figura, interpretando uno dei sopravvissuti di una sciagura aerea nell'avventuroso The flight of the Phoenix (1965; Il volo della Fenice) di Robert Aldrich. Triste e dignitoso proprietario terriero che aspira alla mano dell'affascinante Betsabea (Julie Christie) nel melodramma in costume Far from the madding crowd (1967; Via dalla pazza folla) di John Schlesinger, tratto dal romanzo di Th. Hardy, è un regista alla Josef von Sternberg nel barocco The legend of Lylah Clare (1968; Quando muore una stella), feroce e variopinto affresco sul mondo del cinema diretto da Aldrich, e Umberto Nobile nel kolossal italo-sovietico Krasnaja palatka (1970; La tenda rossa) di Michail K. Kalatozov, storia della spedizione alla ricerca dei superstiti del dirigibile Italia caduto tra i ghiacci del Polo Nord. F. tornò a lavorare con Schlesinger in Sunday bloody Sunday (1971; Domenica, maledetta domenica), malinconico, sconsolato e crepuscolare ritratto di un amaro e disperato triangolo borghese nel quale F. interpreta con intelligenza ed eleganza, guadagnandosi una nomination all'Oscar, il ruolo di un medico ebreo di mezza età, Daniel Hirsh, amante di un giovane scultore a sua volta amato da una trentenne divorziata. In Network, esagitata e schematica parabola antitelevisiva, F. sfruttò l'improvvisa occasione di scrollarsi di dosso i ruoli complessi ma assai poco commerciali che negli anni precedenti avevano contribuito a rallentare la sua carriera e dette un'ottima prova di vero istrione nel ruolo del commentatore televisivo che, licenziato per scarsa audience, diventa una star del piccolo schermo minacciando il suicidio per poi morire in diretta quando gli indici di ascolto ricominciano a scendere. (https://www.treccani.it/enciclopedia)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà privata
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500954214
  • NUMERO D'INVENTARIO da JOV_000404_DIA_0001 a JOV_000404_DIA_0012
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
  • ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
  • DATA DI COMPILAZIONE 2025
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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