Ciccio in Nicaragua
positivo servizio,
XX anni novanta
Jovane, Francesco (1930/04/18-2002/12/15)
1930/04/18-2002/12/15
Anonimo (xx Ultimo Quarto)
XX ultimo quarto
- OGGETTO positivo servizio
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SOGGETTO
Fotografi - Jovane, Francesco <1930-2002>
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MATERIA E TECNICA
pellicola
processi a distruzione di coloranti
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MISURE
Misura del bene culturale 1500954216: 24 x 36 mm
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CLASSIFICAZIONE
FOTOREPORTAGE
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ATTRIBUZIONI
Jovane, Francesco (1930/04/18-2002/12/15): committente
Anonimo (xx Ultimo Quarto): fotografo principale
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
- LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
- INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Jovane, fotoreporter è stato testimone privilegiato di tutti i maggiori avvenimenti che dalla seconda metà del Novecento e fino ai primissimi anni del Duemila hanno caratterizzato quegli anni, registrandoli con una sensibilità e taglio giornalistico unici, che nulla ha da invidiare ai più blasonati colleghi. Una lunga sequenza di fotogrammi che partendo dalla guerra in Indocina scorrono inesorabilmente registrando avvenimenti e personaggi: la Corea, la rivolta in Ungheria, Vietnam, la tragedia di Marcinelle, il dramma di Longarone, non disdegnando la cronaca rosa. È sul set della Ciociara di De Sica e poi la guerra di camorra, Cernobyl. Francesco Jovane nacque a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, il 18 aprile 1930 dove frequentò il prestigioso liceo ginnasio Giambattista Vico. Ben presto, però, il suo spirito inquieto, curioso ed anticonformista lo condusse ad abbandonare gli studi, non solo per inserirsi nel mondo del lavoro ma anche per darsi una prospettiva di vita stimolante ed avventurosa. Tuttavia l'offerta lavorativa limitata del Meridione, una situazione stagnante e priva di stimoli concreti gli fece maturare, alla fine, la decisione di trasferirsi al Nord, a Milano, con l'intento di dare un nuovo corso alla propria vita professionale. Il suo primo lavoro a Milano fu quello di fattorino per le redazioni dei giornali; tale attività rappresentò, per il giovane Francesco, un osservatorio privilegiato attraverso cui poter comprendere le dinamiche professionali del giornalismo. Cominciò a fotografare con una Rolleiflex e man mano percepiva le potenzialità che l'apparecchio fotografico gli consentiva per potersi esprimere tramite le immagini, le opportunità di poter intraprendere anche la vita avventurosa che aveva sempre, inconsciamente, voluto fare. Francesco Jovane ha esordito con i quotidiani, occupandosi di cronaca nera. Il primo quotidiano per il quale egli ha lavorato è stato La Notte. La cronaca nera non è stata, tuttavia, il suo esclusivo campo di indagine. Uno dei suoi primi servizi, pubblicato da "Oggi", fu il caso delle gemelle siamesi Santina e Giuseppina Foglia di Grazzano, in provincia di Torino, nate attaccate all'altezza del bacino e poi separate chirurgicamente nel '65, all'ospedale "Regina Margherita" di Torino, quando le bambine avevano 7 anni. Un evento che fece molto scalpore all'epoca e che tenne l'Italia con il fiato sospeso, ansiosa per le sorti delle due sorelline. Nel fotogiornalismo trovò finalmente la sua dimensione. Le sue immagini, per il taglio e l'immediatezza, affascinarono i direttori di giornali come "Oggi", "Gente", "La Domenica del Corriere", "Epoca", "L'Espresso", "L'Europeo", "Annabella", "Stern", i quali lo inviarono in giro per il mondo a fotografare eventi e personaggi. Negli anni '50 e '60, ogni premio importante nel mondo del cinema o dello sport, rappresentava un'occasione per realizzare un servizio; così come eventi mondani a Milano e in altre città, raggiungere esclusive località vacanziere dove immortalare personaggi famosi del mondo dello spettacolo e non solo, erano tutte opportunità significative per un fotoreporter come Francesco Jovane. Di questa sua prolifica attività Jovane ha lasciato un gran numero di fotografie attraverso le quali è possibile ripercorrere uno spaccato del costume e della società contemporanea a partire dagli anni '50 ma anche degli anni '60 e '70. Jovane non disdegnò mai di occuparsi di vita mondana e di spettacolo, tuttavia ambiva a confrontarsi con esperienze di diversa natura. La prima occasione importante per realizzare un reportage di respiro internazionale gli venne offerta da una rapida successione di eventi che ebbero come teatro, nel 1956, i paesi dell'Est europeo, in particolare l'Ungheria. Jovane, che per le notizie aveva un vero fiuto da grande reporter, allo scoppio di tali avvenimenti e al sopraggiungere delle notizie del massacro di molti civili, decise di partire per l'Ungheria, intuendo una valida occasione per realizzare l'ambìto salto di qualità. Si unì ad un gruppo di colleghi perché, solitamente, quando si partiva per mete pericolose era opportuno muoversi in compagnia ma, una volta raggiunta la capitale ungherese, non esitò a staccarsi dagli altri fotografi che, in quel contesto, rappresentavano comunque degli evidenti concorrenti. Il tutto in virtù del principio che la fotografia era e resterà sempre un prodotto vendibile, oggetto di concorrenza spietata. I momenti registrati attraverso i vari scatti ci restituiscono l'esatto clima delle vicende dell'ottobre 1956. La cruda veridicità degli scatti del giovane Francesco ben interpretano l'intento informativo che c'è dietro di essi; emerge la volontà del fotografo di registrare ed offrire l'opportunità a tutti di venire a conoscenza dell'accaduto così come si è consumato, privo di un'interpretazione personale che potrebbe essere fuorviante e non funzionale alla comprensione stessa dei fatti. È un intento documentario quello che muove Jovane, un continuo sforzo a raccontare la storia attraverso le immagini, cercando costantemente di cogliere quelle istantanee che più di altre sono funzionali alla storia stessa. La passione per la documentazione lo condusse ad avvicinarsi quanto più poteva al pericolo, al macabro spettacolo della morte, registrandola con la sua Rolleiflex. Jovane giunse in Spagna nel '66 e vi restò con la famiglia fino al 1971, al potere c'era ancora il Generalissimo Franco. Insieme al collega Settimio Garritano, rappresentavano la stampa italiana in Spagna, erano accreditati presso la famiglia reale dei Borbone, che dimorava presso il palazzo de la Zarzuela, fotografando tutto ciò che rientrava nell'ufficialità di Stato. Partì per il Vietnam nel 1967, quando risiedeva ancora in Spagna. Le foto scattate in Vietnam possiedono un alto valore documentario. Sono forti, crude ma ci restituiscono l'esatta percezione di quello che fu uno dei conflitti più atroci della storia del '900. Jovane si spinse ulteriormente, si avvicinò così tanto alla guerra da poterla "guardare negli occhi". L'esperienza napoletana si situa agli inizi degli anni '70. Precisamente è nel 1974 che il progetto prese effettivamente vita. A questo punto furono coinvolti nell'esperienza Alfa Press alcuni promettenti giovani fotografi come: Sergio Del Vecchio, Rosario Petrosino, Gea Evangelista, Annalisa Piromallo, Antonietta de Lillo, dal 1980 Gianni Fiorito e collaboratori occasionali come Luciano Ferrara. Il gruppo, sotto la direzione di Jovane, lavorava intensamente caratterizzandosi soprattutto per essere la prima agenzia campana fuori dal circuito delle agenzie dei quotidiani. Nel novembre del 1980, il terremoto che colpì la Campania e la parte centro - settentrionale della Basilicata, i suoi tragici effetti, furono oggetto di specifica attenzione da parte di Jovane. Egli, insieme ai suoi giovani collaboratori, si impegnò in un reportage che documentasse le devastazioni nelle varie provincie campane e, in particolar modo, documentò la situazione in Irpinia. Gli anni '70 furono determinanti per il percorso professionale di Francesco Jovane perché segnarono anche l'inizio della sua collaborazione con il giornalista RAI Giuseppe (Jo) Marrazzo. Entrambi originari di Nocera Inferiore, si conoscevano sin da ragazzi. Jo Marrazzo e Francesco Jovane, legati da sincera amicizia, nonché stima, seguirono insieme molte inchieste. Quando l'esperienza Alfa Press volgeva ormai al termine, Jovane ritornò a Milano. All'inizio degli anni '90, diede vita ad un gruppo di lavoro e fondò la Jovane Press, una nuova agenzia, una nuova sfida professionale, a cui cominciarono a partecipare anche i due figli maggiori, Stefania e Massimo. Dopo poco, Jovane decise di chiudere l'Alfa Press e di lasciare aperta solo l'agenzia di Milano, contando sull'appoggio dei figli. Non più giovane, non più energico e vitale come un tempo, soprattutto a causa della malattia della moglie, decise di abbandonare la professione tanto amata di fotoreporter. Francesco Jovane muore il 15 dicembre 2002, a Nocera Inferiore (Sa)
- TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà privata
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500954216
- NUMERO D'INVENTARIO da JOV_000417_DIA_0001 a JOV_000417_DIA_0096
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
- ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
- DATA DI COMPILAZIONE 2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0