becco a gas

XIX secolo seconda metà

Questa serie è composta da due strumenti; entrambi presentano lo stesso numero di inventario, e nel registro dell'Istituto di Fisica a questo numero corrispondono quattro strumenti, tutti dello stesso tipo, vale a dire quello del becco a gas. Ne sono assenti 2. I due presenti sono, quindi, quelli che nei laboratori di chimica sono definiti becchi Bunsen, o semplicemente i Bunsen, dal nome del chimico tedesco che li inventò, vale a dire dei bruciatori con un flusso continuo di gas senza rischio che la fiamma abbia un ritorno nel tubo e giunga fino alla fonte di alimentazione del gas. I due oggi presenti al museo sono uno definito nell'inventario "a fori", l'altro "a reticella"; entrambi sono costituiti da una base con il tubo da cui giunge il combustibile gassoso, che presenta all'estremità finale un beccuccio, e da un tubo verticale, all'imboccatura del quale viene acceso il gas. Il tubo verticale è forato in due punti per l'accesso dell'aria ed è ricoperto da un manicotto, anch'esso munito di due buchi: ruotando il manicotto si può regolare quanto i suoi buchi coincidano con quelli del tubo. In questo modo è possibile avere una maggiore o minore quantità di aria aspiratae quindi ottenere una fiamma di diversa natura, ossidante (colore blu/trasparente) o riducente (colore arancio, usata anche per rendere visibile la fiamma libera quando non si usa l'apparecchio). La portata del gas è regolata invece da un'apposita valvola regolabile posta sul tubo del gas. Quello a reticella presenta anche un marchio impresso alla base, di una ditta tedesca

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