Mussolini, Benito - rappresentazione teatrale

negativo servizio, post 1975 - ante 1983
  • OGGETTO negativo servizio
  • SOGGETTO Mussolini, Benito - rappresentazione teatrale
  • MATERIA E TECNICA pellicola
    gelatina ai sali d'argento (acetati)
  • CLASSIFICAZIONE FOTOREPORTAGE
  • ATTRIBUZIONI Alfa Press Service S.n.c. – Agenzia Fotogiornalistica (1975-1990): fotografo principale
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
  • LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
  • INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE … per i partigiani il 25 aprile fu il giorno dell’insurrezione generale, in quella stessa data Benito Mussolini vide tramontare l’illusione di giocare qualche ultima carta sul piano politico. Una settimana prima il Duce aveva abbandonato Villa Feltrinelli, sua residenza nel periodo della Repubblica sociale italiana (Rsi), per trasferirsi presso la prefettura di Milano. Era un uomo allo stremo. Mentre le truppe anglo-americane avanzavano nella valle del Po, incalzando i tedeschi in ritirata, la sua speranza residua era intavolare trattative con le forze della Resistenza contando sulla mediazione dell’arcivescovo, il cardinale Ildefonso Schuster Nel pomeriggio del 25 aprile, mentre i partigiani prendevano possesso della città dopo aver proclamato lo sciopero generale, una delegazione fascista, guidata da Mussolini, ne incontrò una del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (Clnai) presso l’arcivescovado di Milano. Oltre al Cardinale Schuster, nelle vesti del padrone di casa, erano presenti per la Rsi Mussolini, il suo sottosegretario Francesco Maria Barracu, i ministri dell’Interno Paolo Zerbino e della Guerra Rodolfo Graziani, mentre per la parte antifascista parteciparono all’incontro il generale Raffaele Cadorna (capo militare della Resistenza), il democristiano Achille Marazza, l’azionista Riccardo Lombardi, il liberale Giustino Arpesani. Apparve presto chiaro che non esistevano margini per un vero negoziato, in quanto la richiesta ultimativa del Clnai era la resa incondizionata. Per giunta nel corso della discussione affiorò la notizia che i tedeschi avevano a loro volta avviato dei contatti sotterranei con i partigiani, senza consultare le autorità della Rsi: da mesi peraltro il generale Karl Wolff, capo delle SS nel nostro Paese, trattava in Svizzera con i servizi segreti americani. «Ci hanno sempre trattati come servi e alla fine ci hanno traditi!», esclamò Mussolini, adirato contro i nazisti. Quindi lasciò l’incontro, dicendo che sarebbe tornato entro un’ora con una risposta. Fu allora, uscendo per le scale, che si trovò di fronte Pertini, giunto in ritardo alla riunione. Il capo della Rsi era disorientato, non sapeva che fare. C’era l’ipotesi — caldeggiata dal segretario del Partito fascista repubblicano Alessandro Pavolini — di arroccarsi con gli ultimi fedelissimi in Valtellina, per ingaggiare una battaglia finale e cadere combattendo. Meno scenografica ed eroica era la prospettiva di rifugiarsi in Svizzera: anche se le autorità di Berna avevano chiarito di non voler concedere asilo ai gerarchi fascisti, sarebbe forse stato possibile entrare illegalmente in territorio elvetico. Intorno alle otto di sera del 25 aprile, Mussolini partì per Como con il suo seguito, comprendente l’amante Clara Petacci e una scorta delle SS al comando del sottotenente Fritz Birzer. All’uscita dalla prefettura gli venne scattata l’ultima foto da vivo. Nella città lariana la notte tra il 25 e il 26 aprile fu all’insegna della più assoluta incertezza. Chi suggeriva di tornare a Milano, chi voleva trincerarsi a Como. Restavano in piedi le proposte di raggiungere la Valtellina o la Svizzera. Al mattino Mussolini partì per Menaggio, sulla sponda occidentale del lago di Como, dove tenne una riunione con i gerarchi al seguito. Poi si recò in una caserma della milizia confinaria, un ex albergo in località Grandola. Forse voleva provare a passare la frontiera elvetica, ma la zona era presidiata dai partigiani. Del resto sua moglie Rachele era stata respinta, con i figli Romano e Anna Maria, al confine di Chiasso. Quindi il dittatore tornò a Menaggio. Il 27 aprile il Duce si aggregò a un’autocolonna della contraerea tedesca diretta verso nord. Tra le località di Musso e Dongo il corteo venne bloccato dai partigiani della 52ª brigata Garibaldi. Dopo una breve sparatoria i resistenti, al comando di Pier Bellini delle Stelle, si accordarono con i nazisti: li avrebbero lasciati passare, in cambio della consegna di tutti i fascisti che erano insieme a loro. Nella piazza di Dongo il convoglio venne ispezionato. Mussolini si era nascosto su un camion, con indosso un cappotto e un elmetto tedeschi, ma venne scoperto dal garibaldino Giuseppe Negri e arrestato insieme agli altri italiani. L’armistizio firmato dall’Italia del 1943 prevedeva che il dittatore fosse consegnato agli Alleati, ma i partigiani erano di diverso avviso: un decreto del Clnai aveva stabilito per i capi principali della Rsi la pena di morte. Quando ricevette la notizia dell’arresto del Duce alla sera del 27 aprile, il comitato insurrezionale di Milano, composto da Pertini, Leo Valiani (azionista), Emilio Sereni e Luigi Longo (comunisti), incaricò Walter Audisio e Aldo Lampredi, partigiani del Pci, di andare a prelevare Mussolini e giustiziarlo. Il Duce trascorse l’ultima notte della sua vita insieme a Clara Petacci, a cui era stato concesso di seguirlo. Dormirono piantonati a Bonzanigo, nel comune di Tremezzina, presso una famiglia di cui i partigiani si fidavano. L’indomani, dopo animate discussioni con i resistenti locali, giunsero qui Audisio e Lampredi. Sull’esecuzione di Mussolini sono circolate molte versioni differenti, ma la più accreditata riferisce che il dittatore e l’amante furono uccisi a colpi di mitra in località Giulino di Mezzegra, a fianco del cancello di Villa Belmonte, alle 16.10 del 28 aprile 1945
  • TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà privata
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500954535
  • NUMERO D'INVENTARIO da JOV_000326_NP_aa_1 a IOV_000326_NP_an_6
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
  • ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
  • DATA DI COMPILAZIONE 2025
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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