Noli me tangere
scultura
La scultura è formata da una lastra di marmo di forma rettangolare entro cui si sviluppa la scena dell'apparizione di Gesù risorto a Maria Maddalena. Opera attribuita da fonti bibliografiche a Giovanni Angelo Montorsoli, realizzata durante la sua permanenza a Messina tra il 1547 e il 1557
- OGGETTO scultura
-
ATTRIBUZIONI
Montorsoli Giovanni Angelo (attribuito): scultore
- LOCALIZZAZIONE Museo Regionale Accascina
- INDIRIZZO Viale della Libertà, 465, Messina (ME)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Il pannello ad altorilievo con la scena del Noli me Tangere era collocata nella chiesa di San Domenico distrutta da un incendio del 1848. Molti reperti, come la lunetta della Trinità, furono portati al Museo civico e dopo il terremoto di Messina del 1908 transitarono nella spianata del San Salvatore dove sorse il museo Nazionale, oggi Regionale Maria Accascina. L’opera è riconducibile per le evidenti qualità stilistiche all’arte del Montorsoli, il quale realizzò secondo il Vasari la statua dell'Immacolata della cappella Cicala nella stessa chiesa di San Domenico. L’attribuzione al seguace di Michelangelo, presente a Messina dal 1547 al 1557, è confermata da specifiche qualità stilistiche come la peculiarità dell’iride scavata dentro una sclera alquanto ricurva. La lavorazione ardita in direzione contraria della lastra marmorea, come nella Trinità ricondotta al maestro toscano, rivela le capacità dell’autore di saper trattare lo spessore scavando in profondità facendo emergere il volume quasi a tutto tondo dei soggetti primari. Inoltre si evince la maestria dell’artista nell’utilizzo della tecnica del bassorilievo e dello stiacciato sul fondo interamente scolpito. L’armoniosa impostazione della figura del Cristo è rispondente a quella del Salvatore benedicente nella chiesa della Santissima Annunziata a Firenze, eseguita dall’artista tra il 1536 e il 1546. Inoltre l’elegante plasticismo e la fisionomia della sacra immagine ricordano ancora il Risorto nell’altare maggiore della Basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna, realizzato successivamente all’opera messinese. I protagonisti, come tutti i personaggi montorsoliani, sono caratterizzati da una forte empatia e connessione. La gestualità equilibrata e l’espressività del viso esprimono un linguaggio attento, che si sofferma sulla ricerca della lettura delle emozioni. La costruzione volumetrica della Maddalena si uniforma a quella frontale di Gesù, creando una assonanza visiva nello sviluppo dell’intera opera. La stessa impostazione percettiva voluta nella Trinità in cui il Padre e il Figlio sono posti sullo stesso piano emozionale e spirituale, si avverte nel pannello scultoreo del Noli me tangere, dove ambedue le figure appaiono completamente interconnesse. Lo struggimento della donna rivela un profondo coinvolgimento emotivo rivolto al Redentore, espresso dalla mano sul cuore e dall’espressione amorevole e languida del suo volto. Dal lato opposto l’attenzione si centra sulla maniera gentile del Cristo risorto, il quale si rivela nella sua nuova natura e dimensione a colei che viene scelta come prima testimone del miracoloso evento. Anche la natura raffigurata è collegata alla caratterizzazione della figura divina attraverso significati allegorici. I protagonisti sono inseriti in un giardino con piante simboliche, come la palma che si erge dietro la figura del Cristo, un segno polimorfo che nelle antiche culture è riferito alla luce e alla rigenerazione. Un simbolo religioso che nella Sacra Scrittura rimanda alla lealtà e nel vangelo di Giovanni indica la vittoria di Gesù sulla morte e la sua risurrezione. Nel giardino si notano anche due querce dal tronco nodoso e con il frutto di ghiande tra le folte chiome. L’arbusto incarna valori universali come la forza vitale e creativa. E’ inteso anche come un ponte tra la sfera spirituale e quella fisica che facilita il flusso e la canalizzazione dell’energia cosmica nell’esistenza terrena. Per le civiltà antiche era una pianta sacra di grande potere energetico e di divinità. Un’altra pianta presente è l’ulivo che è archetipo del rinnovamento, del cambiamento, della rinascita, della pace e della rigenerazione a nuova vita. In primo piano è anche scolpito un fiore d’iris che è segno del Cristo poiché simboleggia la speranza e la connessione tra Dio e l’umanità. L’artista, oltre a rappresentare il brano tratto dal vangelo che occupa l’intero pannello, ha riservato una parte della scena ad uno breve scorcio di una veduta urbana, posta sotto il monte Calvario. Forse lo scultore ha voluto ricordare un avvenimento importante di rinnovamento e di rinascita per Messina, relativo ai lavori di ampliamento e ricostruzione della cinta muraria avviati nel 1537 per volere di Carlo V. L’incarico venne affidato all’ingegnere Antonio Ferramolino che si avvalse della collaborazione di Francesco Maurolico e dello stesso Montorsoli. Per rafforzare il un nuovo sistema difensivo furono costruiti anche i forti Gonzaga e Castellaccio. L’ambientazione incentrata su un’altura sormontata da un castello potrebbe presumibilmente fare riferimento ad una delle due fortezze strategiche per il controllo della città, realizzate negli anni '40 del Cinquecento, mentre la porta turrita di ingresso alle mura, che circondano chiese e campanili, potrebbe essere un citazione alla struttura architettonica a cui il maestro fiorentino lavorò
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1900382937
- DATA DI COMPILAZIONE 2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0