Architetture private come visioni urbane: Villa Bianca e Casa Malaparte

Geometria, luce e paesaggio tra Razionalismo e utopia mediterranea
a cura di Mariana Pizza, pubblicato il 01/01/26

Villa Bianca a Seveso di Terragni e Casa Malaparte a Capri di Libera: esempi di architettura privata in dialogo con il paesaggio e la luce mediterranea. Entrambi i progetti traducono principi razionalisti in volumi leggibili e armonici, trasformando la residenza in strumento di visione urbana, dove geometria, trasparenza e relazione con il contesto naturale rendono tangibile un’utopia moderna e collettiva.

Gianni Porcellini, Villa di Curzio Malaparte a Punta Masullo, Capri, 1938 artefascista.it (archivio definito “fascioteca” dai suoi autori, raccolta di fotografie, illustrazioni e manifesti di artisti del Ventennio fascista in Italia) https://www.artefascista.it/libera_adalberto_fascismo__architettura__arte.htm
Gianni Porcellini, Villa di Curzio Malaparte a Punta Masullo, Capri, 1938

dal Catalogo

In queste opere di architettura privata razionalista, la geometria e la luce dialogano con il contesto naturale e la visione urbana. Villa Bianca (1935-1937) mostra la capacità di Terragni di conciliare il linguaggio moderno con la domesticità: il volume rettangolare compatto è scandito da fasce orizzontali di finestre continue che enfatizzano la planarità delle facciate; la pianta razionalmente organizzata utilizza logge, terrazzi e giardini interni per modulare la luce naturale e creare percorsi visivi fluidi tra interno ed esterno. L’edificio sintetizza il principio terragniano della “scomposizione del piano”, dove ogni modulo strutturale contribuisce alla definizione di un insieme coerente, leggibile e funzionale.

 Casa Malaparte (1938-1942) rappresenta invece la capacità di Libera di trasporre il Razionalismo in un contesto topografico complesso. Il volume principale, di geometria pura, si staglia sulla scogliera a picco sul mare, articolandosi su terrazze e scale esterne che collegano i diversi livelli abitativi. L’uso di pareti bianche intonacate e di ampie aperture conferisce luminosità e leggerezza, mentre la composizione asimmetrica enfatizza la relazione tra struttura, paesaggio e visuale panoramica. L’edificio trasforma la residenza privata in una sorta di “belvedere architettonico”, dove la geometria razionale incontra l’utopia mediterranea.

 Entrambe le opere dimostrano come l’architettura privata possa fungere da laboratorio urbano e formale: il controllo dei volumi, la modulazione della luce e la relazione con il contesto naturale diventano strumenti per dare corpo a una visione di città leggibile e armonica, anche se su scala ridotta. La progettazione attenta dei percorsi, dei rapporti tra pieni e vuoti, e delle connessioni tra interno ed esterno, consente a Terragni e Libera di tradurre principi razionalisti in esperienze spaziali concrete, dove l’architettura privata diventa specchio di un’utopia urbana e della modernità mediterranea.

Bibliografia

Daniele Pisani (Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani) - Chiara Velicogna (Fondazione Iuav), Bertrando Bonfantini (a cura di), Terragni nel dibattito architettonico italiano (1943-1951)- Breve storia di un'eredità contesa, Milano, 01/09/25