Santissima Trinità
scultura
La scultura ad altorilievo in marmo bianco di Carrara, raffigura la Santissima Trinità. Il pannello ha forma rettangolare con superficie superiore ad arco a sesto ribassato. Si nota una coloritura in terra ocra sul fondo, entro le aureole e sul globo, che indica la presenza di una originaria doratura ancora visibile in tracce. L’opera cinquecentesca è attribuita da fonti bibliografiche a Giovanni Angelo Montorsoli
- OGGETTO scultura
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ATTRIBUZIONI
Montorsoli Giovanni Angelo (attribuito)
- LOCALIZZAZIONE Museo Regionale Maria Accascina
- INDIRIZZO Viale della Libertà, 465, Messina (ME)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE L’altorilievo, raffigurante la Santissima Trinità, arredava la lunetta dell’altare della cappella che accoglieva il monumento funebre dell’ammiraglio Visconte Cicala nella chiesa di San Domenico. Nel 1848 un incendio distrusse l’edificio e i resti furono portati al Museo Civico. A causa del terremoto di Messina del 1908, transitarono nella spianata del San Salvatore dove sorse in seguito il Museo Nazionale, oggi Museo Regionale Maria Accascina. La scultura è ricondotta da fonti bibliografiche per le evidenti qualità stilistiche all’arte di Giovanni Angelo Montorsoli. L’artista realizzò, secondo l’attribuzione del Vasari, la statua dell’Immacolata posta sull’altare della suddetta cappella, che fu commissionata in vita dall’ammiraglio messinese, morto nel 1564. La Scultura con la Trinità, in marmo bianco di Carrara, fu eseguita tra il 1547 e il 1557, periodo in cui lo scultore e architetto fiorentino fu chiamato dal Senato messinese per la realizzazione di opere pubbliche. L’artista lavorò in città anche per committenze ecclesiastiche e private. Le sue qualità si notano nei dettagli figurativi, come la plasticità dei riccioli degli angioletti caratterizzati da un ciuffo sulla fronte che ricorda quello dei puttini della fontana di Orione. Anche la configurazione del Padreterno, con la trama della barba e dei capelli a ciocche corpose ben distinte, trova riscontri con quelle delle divinità fluviali della stessa fontana e con i profeti e dottori scolpiti nell’altare maggiore della Basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna. Una apertura manierista di ascendenza michelangiolesca si evince nella corporatura a mezzobusto dei due soggetti maschili, contraddistinta da una tonica muscolatura che mette in evidenza anche il reticolato venoso dell’epidermide nella immagine di Gesù. L’accurato studio dei particolari anatomici è frutto della collaborazione con il Buonarroti e della sua attività di restauratore delle sculture antiche di Belverde. Infatti L’attenzione alla perfezione formale è evidente nel torso nudo del Cristo e anche in quello di Dio Padre, le cui vigorose forme traspaiono da una tunica a maniche lunghe aderente al corpo. L’allievo di Michelangelo usa anche l’espediente delle teste leggermente ingrandite dei due protagonisti, come nel Davide per conferire maggiore espressività alle figure rese armoniche con la veduta privilegiata dal basso. Esperto nella trattazione del marmo, sperimenta la lavorazione ardita in direzione contraria della lastra marmorea, come nel pannello con il Noli me tangere ricondotto al maestro toscano e realizzato nella stessa Chiesa di San Domenico. Il Montorsoli nella composizione scultorea deve affrontare il fondamentale dogma trinitario della dottrina cristiana, per cui nella scena sacra emergono tematiche teologiche e simbologie che possono essere lette su diversi livelli di indagine e di approfondimento. L’Eterno e il Cristo sono effigiati sullo stesso piano, intercalati in alto dallo Spirito Santo in forma di colomba. Le due figure sono in posizione speculare, poiché Dio è nel Figlio e il Figlio è nel Padre. Essi anche se distinti nella propria persona con tratti differenti, sono unificati dal soffio vitale dell’amore dello Spirito. Questa immagine simbolicamente rappresentata da una colomba (Mt 3,16[2]) con le ali aperte, è sita al culmine di uno schema triangolare per confermare l'idea di un Dio "uno e trino". Le due divinità emergono da una base rettilinea di nuvole e di quattro volti alati, adorni ciascuno di un mantello e del nimbo attorno al capo, simbolo di divinità, potere, regalità. Le tre persone della Trinità sono raffigurate attraverso il linguaggio allegorico dei segni e fuoriescono da un fondale dorato, che sebbene privo dell’originaria lucentezza perché deteriorato, conserva l’idea della poetica della luce che svela, rivela e rende manifesto l’intangibile, alludendo a valori trascendentali ed eterni decodificati attraverso la bellezza dell’arte. L’oro proietta su un piano metafisico l’opera, che raffigurando una realtà superiore diventa essa stessa oggetto di adorazione e di preghiera in quanto trasmette un messaggio cristiano di eternità. Il Creatore dell’universo tiene in mano il globo, attributo iconografico del suo potere divino, sormontato in origine da una croce. Il Figlio co-creatore della nuova umanità è posizionato alla sua destra. Il Salvatore tiene la mano appoggiata sullo sterno coprendo con le tre dita la piaga del costato e con l’indice indica il plesso solare, mentre il pollice sollevato si posiziona sul cuore. L’uomo Gesù così mostra la dinamica dell’energia dell’amore, vitalizzata dallo strumento di azione e di salvezza della croce. Egli essendo stato fedele all’amore sino alla fine (Gv 13,1), ha superato la morte con la risurrezione rivelando la potenza vivificante dell’amore esercitato e compiuto. L’aureola che attornia la sua testa, contiene un trifoglio entro cui è inserita una corona a raggiera a tre bracci. Il simbolismo numerico di questi elementi è chiaramente riferito alla Trinità. Inoltre il motivo vegetale essendo segno di equilibrio tra corpo, mente e anima, caratterizza il Cristo quale perfetto esempio di armonia tra le parti, sostenute da una forte volontà di amorevole obbedienza per la redenzione umana. Il cerchio di luce, con la sua forma circolare, è emblema dell'amore eterno, della natura universale, dell’unione con ogni aspetto del mondo, della perfezione. Per cui esprime il concetto di gloria, ciclicità, morte e rinascita. Questo è il significato che assume la corona di spine di Gesù, Servo Sofferente (Isaia 53), Obbediente e Re-Messia, che incarna la profonda sofferenza e il sacrificio di amore per l'umanità. Lo strumento di denigrazione e di dolore si è trasformato in segno di sofferenza vittoriosa e di maestà, divenendo un messaggio di vita, una speranza di luce e di salvezza per tutti. Le teste leggermente reclinate del Padre e del Figlio volte di tre quarti l’uno verso l’altro esprimono una forte empatia, il cui sguardo, anche se privo della rientranza della pupilla tipica dello stile montorsoliano, comunica parimenti un trasporto amorevole di totale comunione di sentimenti. Una complicità resa maggiormente enfatica dalle braccia incrociate che tracciano una croce ad X, siglando un patto di mutuo amore, di accettazione, di completa condivisione. Le mani con il palmo aperto verso l’esterno si posizionano reciprocamente sulla parte laterale del ventre di ognuno, segnando con le dita il numero quattro. Tale numero è legato al mondo fisico e rappresenta il pianeta terra con tutte le sue forme di vita, derivate dai quattro elementi fondamentali: terra, acqua, aria e fuoco. E’ plausibile che la complessa postura delle due figure celi un riferimento alla maternità divina, messaggio enigmatico che ipoteticamente potrebbe riferirsi alla riconciliazione con l’umanità creata da Dio, ricreata dal Cristo a nuova vita poiché redenta per mezzo del sacrificio della Croce. Una riflessione teologica che porta a guardare l’opera nel suo insieme collegata alla statua dell’Immacolata dell’altare della cappella. La Donna piena di Grazia che ha aderito volontariamente con la maternità al piano salvifico condividendo il martirio della Croce con il Figlio e con il Padre per fedeltà e amore verso il Creatore e l’umanità. La scultura ad altorilievo con la Santissima Trinità costituiva la parte apicale della cappella e dunque il completamento della visione di insieme dei monumenti che raccontavano la storia della Salvezza. La tematica ben si inseriva nella ideazione del Cicala che desiderava esprimere la sua devozione in vita e alla sua dipartita godere della vita eterna. Un progetto di fede che induceva ad una meditazione sull’evento salvifico, reso noto attraverso le sculture della lunetta con la Trinità e della statua della Madonna Immacolata
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1900382936
- DATA DI COMPILAZIONE 2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0